Mastoplastica: tipologie, indicazioni, controindicazioni, fasi dell’intervento chirurgico e possibili complicanze
Shubenok P.Dermatologo, estetista, MD
13 minuti di lettura·Settembre 17, 2026
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La mastoplastica è un intervento chirurgico di correzione della forma, del volume, della posizione e della simmetria delle ghiandole mammarie che include l’aumento, la riduzione e la mastopessi del seno. La mastoplastica è uno degli interventi di chirurgia estetica più richiesti, in quanto può risolvere simultaneamente vari problemi estetici, come la carenza o l’eccesso di volume, l’asimmetria mammaria e il cedimento dei tessuti dovuto all’invecchiamento o al periodo post-partum.
La popolarità della mastoplastica è correlata anche alla possibilità di migliorare l’autopercezione del proprio corpo, l’autovalutazione e il benessere psicosociale delle pazienti, come confermato dagli studi sulla soddisfazione dopo un intervento chirurgico. È essenziale considerare le caratteristiche anatomiche individuali, lo stato di salute generale, le aspettative della paziente e il rapporto tra benefici potenziali e rischi possibili quando si decide la tecnica chirurgica e l’estensione dell’intervento.
Animazione 3D – Mastoplastica additiva
Tipologie di mastoplastica
Mastoplastica additiva (aumento)
Questo intervento chirurgico consente di correggere la carenza di volume e la forma delle ghiandole mammarie, utilizzando endoprotesi in silicone (protesi mammarie) o lipofilling del seno (trapianto di tessuto adiposo autologo).
Mastoplastica riduttiva (riduzione)
La mastoplastica riduttiva è un intervento chirurgico che prevede la rimozione di tessuto adiposo, ghiandolare e cutaneo in eccesso in caso di macromastia o gigantomastia, al fine di ridurre il carico fisico e ripristinare le proporzioni anatomiche.
Mastopessi (filting del seno)
Consiste nell’asportazione dell’eccesso di cute e nel riposizionamento del complesso areola-capezzolo nella corretta posizione anatomica, così da correggere la ptosi mammaria senza alterare il volume della mammella.
Mastoplastica ricostruttiva (rimodellamento)
Consente di ripristinare il difetto totale o subtotale della ghiandola mammaria dopo una mastectomia radicale tramite l’uso di espansori mammari, protesi o lembi autologhi trasferiti.
Indicazioni
Indicazioni estetiche
Micromastia e ipoplasia: ipomastia congenita o ridotto volume delle ghiandole mammarie geneticamente determinato.
Involuzione mammaria post-allattamento: riduzione del volume, perdita di tono e assottigliamento del tessuto ghiandolare dopo la fine dell’allattamento o in seguito a un calo di peso improvviso.
Ptosi mammaria: discesa dei tessuti della mammella e spostamento del complesso areola-capezzolo al di sotto del solco sottomammario in seguito ai cambiamenti legati all’età.
Asimmetria pronunciata: differenza sostanziale (più di una taglia) tra la mammella destra e quella sinistra in termini di forma, volume o posizione.
Anomalie di sviluppo congenite: difetti anatomici della gabbia toracica, inclusa la deformazione tubulare (colonnare), la sindrome di Poland o l’amastia.
Indicazioni mediche (funzionali) e ricostruttive
Macromastia e gigantomastia: ipertrofia eccessiva dei tessuti che provoca dolore cronico ai segmenti cervicale e toracico della colonna vertebrale, postura anomala, osteocondrosi e dermatiti (intertrigine) nelle pieghe sottomammarie.
Difetto postmastectomia: assenza totale o parziale dei tessuti dopo un intervento chirurgico radicale per il carcinoma mammario.
Deformazione post-traumatica: alterazioni cicatriziali, asimmetria o perdita di volume della mammella a seguito di traumi fisici, ustioni o interventi chirurgici eseguiti in modo errato in precedenza.
Contrattura capsulare: complicanza specifica che si verifica dopo il primo intervento di aumento e che richiede una mastoplastica di revisione, una capsulectomia o la sostituzione delle protesi mammarie.
Controindicazioni
Controindicazioni assolute
Patologie oncologiche in fase acuta: presenza di neoplasie maligne di qualsiasi localizzazione (ad eccezione della ricostruzione mammaria immediata dopo mastectomia, come deciso dalla riunione multidisciplinare oncologica).
Patologie somatiche scompensate gravi: insufficienza cardiocircolatoria, renale, epatica o respiratoria nella fase scompensata.
Infezioni: infezioni sistemiche, tubercolosi in fase attiva, infezione da HIV in fase di AIDS, sifilide e sepsi.
Disturbi della coagulazione (emostasi): coagulopatie congenite o acquisite, come l’emofilia, che aumentano il rischio di emorragie intraoperatorie incontrollate.
Disturbi mentali: disturbi psichiatrici pronunciati, inclusa la depressione grave, la schizofrenia e la dismorfofobia (insoddisfazione patologica per il proprio aspetto fisico non correggibile chirurgicamente).
Controindicazioni relative
Gravidanza e galattopoiesi: l’intervento chirurgico viene posticipato per tutta la durata della gestazione. La mastoplastica è consigliata non prima di sei mesi dall’interruzione completa dell’allattamento.
Pazienti di età inferiore a 18 anni: prima che si completi la formazione del tessuto ghiandolare e dello scheletro, ad eccezione dei casi di ricostruzione urgente.
Diabete mellito ed endocrinopatie: un intervento chirurgico è possibile solo in fase di compenso medicamentoso continuo, con monitoraggio dell’emoglobina glicata.
Malattie croniche in fase di riacutizzazione: ogni patologia somatica e autoimmune, come il lupus eritematoso sistemico o l’artrite reumatoide, fino al raggiungimento di una remissione stabile.
Processi infettivi e infiammatori acuti: infezioni respiratorie come le infezioni delle alte vie aeree e l’influenza, nonché infiammazioni locali della cute e dell’ipoderma nella zona in cui è previsto l’intervento chirurgico.
Tecniche di posizionamento della protesi
Sottoghiandolare (dietro la ghiandola mammaria)
La protesi viene alloggiata nello spazio retromammario, sopra il muscolo grande pettorale.
I vantaggi sono: recupero post-operatorio rapido, assenza di dolore muscolare e movimento dell’impianto in sincronia con la ghiandola mammaria.
Gli svantaggi sono: rischio elevato di visibilità dei margini della protesi (rippling) nelle pazienti magre e rischio maggiore di ptosi con il passare del tempo.
Sottomuscolare (dietro il muscolo)
La protesi è coperta totalmente o parzialmente (nella parte inferiore) dal muscolo grande pettorale.
I vantaggi sono: aspetto il più possibile naturale, margini della protesi non palpabili e rischio minimo di contrattura capsulare.
Gli svantaggi sono: periodo di recupero più doloroso e rischio di deformità dinamica, ovvero spostamento della protesi durante la contrazione dei muscoli pettorali.
Tecnica Dual Plane
È una tecnica combinata e ampiamente utilizzata. La parte superiore della protesi viene nascosta sotto il muscolo pettorale, mentre quella inferiore rimane sotto il tessuto della ghiandola mammaria.
I vantaggi sono: un equilibrio ideale, con un polo superiore della mammella morbido e naturale e una mobilità naturale della parte inferiore del seno. Non si deforma durante la contrazione dei muscoli.
Gli svantaggi sono: l’intervento richiede un chirurgo altamente qualificato.
Tecniche di posizionamento della protesi: tecnica Dual Plane, posizionamento sottomuscolare (dietro il muscolo) e posizionamento sottoghiandolare (dietro la ghiandola)
Tipologie delle protesi mammarie
Secondo la forma
Esistono le seguenti tipologie di protesi:
protesi rotonde: danno maggiore volume al polo superiore del seno (effetto push-up) e sono ideali per la correzione dell’asimmetria e della ptosi;
protesi anatomiche (a goccia): imitano la forma naturale del seno, con un passaggio morbido nella parte superiore e un maggiore volume nella parte inferiore;
protesi ergonomiche: cambiano forma a seconda della posizione del corpo, diventando rotonde quando la paziente è stesa e a goccia quando è in piedi.
Protesi mammarie secondo la forma
In base al materiale di riempimento
Per riempire le protesi mammarie si utilizzano i seguenti materiali:
gel di silicone coesivo, il materiale più utilizzato. Ha la memoria della forma. In caso di involucro danneggiato della protesi, il gel non fuoriesce;
soluzione salina (o fisiologica): il materiale di riempimento è costituito da una soluzione salina sterile. L’uso di queste protesi è raro per il rischio di gorgoglio e la rapida perdita della forma originaria.
In base alla consistenza dell’involucro
Esistono due tipi di protesi:
protesi testurizzate (ruvide): aderiscono bene ai tessuti e riducono al minimo il rischio di spostamento;
protesi lisce: sono più morbide al tatto, ma presentano un rischio maggiore di spostamento e di contrattura capsulare.
Principali fasi dell’intervento
Disegno preoperatorio e anestesia: il chirurgo traccia i segni preoperatori sulla mammella della paziente con un pennarello, dopodiché viene somministrata l’anestesia generale.
Incisione: viene eseguito un accesso necessario.
Preparazione della tasca: il chirurgo prepara il letto sotto il muscolo grande pettorale o sotto il tessuto ghiandolare.
Inserimento della protesi: la protesi mammaria viene inserita nella tasca e sistemata in modo da ottenere una simmetria perfetta.
Fissaggio e sutura: i tessuti vengono riposizionati, si esegue una sutura estetica intradermica e poi viene indossato un indumento compressivo.
Periodo post-operatorio
Primi tre giorni: la paziente rimane in ospedale per 24 ore. Si osservano un edema pronunciato, la sensazione di tensione e un dolore moderato, alleviato con la somministrazione di analgesici.
Prime due settimane: si riducono i principali gonfiori ed ecchimosi. La paziente riprende le normali attività quotidiane leggere e il lavoro d’ufficio. I punti di sutura vengono rimossi il 10-14 giorno dopo l’intervento, se non sono riassorbibili.
Entro 3-6 mesi: le protesi assumono una posizione definitiva nelle tasche preparate, i tessuti diventano più morbidi, il seno acquisisce una forma naturale e le cicatrici si schiariscono.
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Complicanze post-operatorie
Complicanze precoci (nelle prime settimane)
Ematoma o sieroma: accumulo di sangue o di liquido sieroso intorno alla protesi. Richiede il drenaggio.
Infezione: infiammazione dei tessuti intorno al letto della protesi. La terapia prevede l’uso di antibiotici e, nei casi più gravi, la rimozione temporanea della protesi mammaria.
Necrosi dei margini della ferita: alterazione della circolazione nei tessuti (più frequente nelle pazienti fumatrici e in caso di pelle troppo tesa).
Deiscenza della ferita: può essere causata da un’attività fisica eccessiva o da caratteristiche individuali del processo di cicatrizzazione.
Complicanze tardive (dopo mesi o anni)
Contrattura capsulare: ispessimento eccessivo della capsula fibrosa che circonda la protesi, con conseguente indurimento e deformazione della mammella.
Spostamento o rotazione della protesi: spostamento della protesi (soprattutto se anatomica), che richiede un nuovo intervento chirurgico correttivo.
Rippling: comparsa di ondulazioni o pieghe visibili sulla cute della mammella, dovuta a uno spessore insufficiente dei tessuti molli.
Alterazione della sensibilità: perdita temporanea o permanente (raramente) della sensibilità dei capezzoli o della cute della mammella a causa del danneggiamento di piccoli nervi.
Simmastia: fusione delle mammelle nella regione mediana del torace, dovuta alla creazione di tasche chirurgiche troppo ravvicinate.
FAQ
1. Che cos’è la mastoplastica e quali tipologie di intervento esistono?
La mastoplastica è un insieme di interventi chirurgici finalizzati a modificare la forma, il volume e la posizione delle ghiandole mammarie. Tra questi rientrano l’aumento, la riduzione e il lifting del seno, nonché gli interventi di ricostruzione.
2. Che cosa si intende per mastoplastica additiva e quali risultati è possibile ottenere?
Si tratta di un intervento chirurgico finalizzato ad aumentare il volume e a migliorare la forma delle ghiandole mammarie. Questa procedura consente di correggere l’asimmetria, recuperare il volume perso dopo una gravidanza o un dimagrimento improvviso e creare proporzioni corporee armoniche. Come risultato, il seno appare più pieno, sollevato e armonioso.
3. Quando si esegue una mastoplastica additiva completa?
Le principali indicazioni comprendono una ptosi mammaria moderata associata a una perdita di volume del seno. Tale intervento consente l’inserimento simultaneo di protesi mammarie in silicone e l’esecuzione di un lifting dei tessuti (mastopessi periareolare), tramite un’incisione circolare lungo il margine dell’areola. In questo modo, si evitano le lunghe incisioni verticali o a T invertita.
4. Qual è la differenza tra la mastoplastica additiva e la mastopessi?
La mastoplastica additiva consiste nell’aumentare il volume del seno mediante l’inserimento di protesi mammarie o il trasferimento di tessuto adiposo autologo. La mastopessi, invece, è finalizzata principalmente a correggere la ptosi mammaria e a riposizionare il complesso areola-capezzolo. Quando necessario, entrambi gli interventi possono essere eseguiti in combinazione.
5. A chi è consigliata la mastoplastica additiva senza mastopessi?
Questa tecnica è indicata per le pazienti che desiderano aumentare il volume o correggere la forma del seno, ma che non presentano segni evidenti di ptosi mammaria. Le condizioni principali sono una buona elasticità cutanea e l’assenza di una ptosi grave. In caso di ptosi, l’inserimento di protesi senza lifting può solo appesantire il seno, peggiorando il risultato estetico.
6. Quali materiali vengono utilizzati per le protesi mammarie moderne? È necessario sostituirle dopo 10 anni?
Le protesi mammarie moderne sono costituite da un robusto involucro in silicone, liscio o testurizzato, riempito con un gel di silicone altamente coesivo e a memoria di forma, che non fuoriesce nemmeno in caso di rottura dell’involucro. I produttori leader del settore offrono una garanzia a vita sulle protesi mammarie, pertanto non è necessario sostituirle sistematicamente dopo 10-15 anni.
7. Quanto dura la riabilitazione dopo la mastoplastica e quali restrizioni bisogna rispettare?
L’edema più marcato, le ecchimosi e la sensazione di tensione si attenuano nell’arco di 7-14 giorni, mentre i punti di sutura vengono rimossi dopo 10-14 giorni. Per il primo mese dopo l’intervento, è vietato fare sport, dormire sul fianco o sulla pancia. È inoltre necessario indossare il reggiseno compressivo postoperatorio 24 ore su 24. I tessuti guariscono completamente e le protesi raggiungono la posizione definitiva nell’arco di 3-6 mesi.
8. Si può allattare dopo la mastoplastica?
La possibilità di allattare dipende dal tipo di intervento, dalla posizione delle incisioni e dal grado di compromissione del tessuto ghiandolare, dei dotti e dei nervi. Dopo l’inserimento delle protesi mammarie, l’allattamento è solitamente possibile. Tuttavia, gli interventi con accesso periareolare, la mastoplastica riduttiva e il riposizionamento significativo del complesso areola-capezzolo possono compromettere la produzione e il deflusso del latte materno.
9. Quali rischi specifici e quali complicanze tardive possono verificarsi dopo la mastoplastica?
Le complicanze specifiche rare includono la contrattura capsulare (ispessimento eccessivo della capsula fibrosa che circonda la protesi, causando la deformazione del seno), la rotazione della protesi anatomica e la simmastia (fusione visiva delle mammelle nella zona mediana del torace). Il rischio di tali complicanze si riduce al minimo con la corretta realizzazione della tasca protesica e il rispetto delle indicazioni postoperatorie.
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