La mialgia (dal greco myos — muscolo e algos — dolore) è una sindrome dolorosa della muscolatura striata (scheletrica). In infettivologia, questo sintomo costituisce uno dei principali marcatori della risposta infiammatoria sistemica o un segno di coinvolgimento parassitario diretto del tessuto muscolare.
Eziologia e fisiopatologia
Il meccanismo di sviluppo della mialgia si suddivide in due tipi:
- tossico-infettivo — questa mialgia (caratteristica dell’influenza, dell’infezione da coronavirus e della febbre dengue) insorge senza la presenza fisica del virus nei muscoli. È dovuta a un massiccio rilascio nel sangue di citochine proinfiammatorie (in particolare del fattore di necrosi dei tumori e dell’interleuchina-6). Queste molecole aumentano drasticamente la sensibilità dei nocicettori (recettori del dolore) nelle fibre muscolari, provocando una sensazione di indolenzimento in tutto il corpo;
- invasivo — ha una natura completamente diversa. Questa mialgia è tipica delle elmintiasi, in particolare della trichinellosi. In questo caso, le larve del parassita penetrano fisicamente, attraverso il flusso sanguigno, all’interno della fibra muscolare (più spesso nei muscoli del polpaccio, nei muscoli masticatori e nei muscoli deltoidi). La larva si avvolge a spirale e si riveste di una capsula densa (incapsulamento). Ciò provoca un processo infiammatorio locale (miosite), edema dei tessuti e dolore acuto debilitante al minimo movimento.
Rilevanza clinica
Le caratteristiche della mialgia aiutano il medico a effettuare la diagnosi differenziale:
- indolenzimento diffuso (sensazione di dolore sordo o fastidio nei muscoli e nelle articolazioni di tutto il corpo) — in associazione a febbre elevata e manifestazioni catarrali, indica un’infezione virale respiratoria acuta (IVRA). In questo caso, la terapia consiste nella somministrazione di preparati antinfiammatori non steroidei per bloccare la sintesi delle prostaglandine;
- dolore muscolare localizzato e progressivo — accompagnato da edema facciale, febbre ed elevata eosinofilia, costituisce un segno patognomonico della trichinellosi. In questo caso è necessaria la somministrazione immediata di preparati antielmintici, talvolta (nei casi gravi) in associazione a glucocorticosteroidi sistemici.