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Nella traumatologia, è il tipo più comune e meno pericoloso di trauma chiuso dei tessuti molli del capo.
In caso di impatto diretto in ambito domestico con un oggetto contundente o di caduta, si verifica una rottura delle piccole arterie e vene sottocutanee. Il sangue fuoriuscito entra nello strato di tessuto adiposo sottocutaneo (strato “C” nella struttura del cuoio capelluto).
La principale caratteristica del patogenesi risiede nella presenza di numerosi setti fibrosi rigidi (trabelule) in questo strato, che collegano verticalmente la pelle all’aponeurosi. Queste partizioni agiscono come un favo, impedendo al sangue fuoriuscito di diffondersi lateralmente. Di conseguenza, il sangue si accumula localmente, allungando i tessuti e formando un rigonfiamento teso, che si alza al di sopra della superficie.
Durante l’esame, il medico identifica una tumefazione densa, rotonda e acutamente dolorosa, che si sposta con la pelle quando questa viene spostata. L’ematoma non raggiunge mai volumi critici in grado di causare perdite di sangue sistemiche.
Esiste un errore diagnostico classico associato a questa condizione. Durante il primo giorno, i bordi dell’ematoma si impregnano di fibrina e diventano estremamente fermi, mentre il centro rimane riempito di sangue liquido. Durante la palpazione di una struttura simile (bordo denso e depressione centrale), il medico inesperto può erroneamente sospettare la frattura depressa del cranio. Per escludere la frattura, è sempre necessaria una radiografia. Il trattamento dell’ematoma sottocutaneo si riduce all’applicazione locale di freddo nelle prime ore per fermare il sanguinamento e provocare spasmi vascolari.
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