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La malattia è un esito classico della salpingite acuta o cronica (infiammazione delle tube) subita. A seguito del processo infiammatorio, le fimbrie (“ciglie” all’estremità della tuba) si incollano tra loro (agglutinazione), chiudendo l’uscita verso la cavità addominale. La secrezione della mucosa continua ad essere prodotta, ma non ha alcun drenaggio. La tuba si distende, le sue pareti muscolari si assottigliano e le pieghe della mucosa si appiattiscono. Il contenuto dell’idrosalpinge è un trasudato sterile o infetto, contenente citochine pro-infiammatorie e sostanze embriotossiche.
L’idrosalpinge è una causa assoluta di infertilità tubarica (in caso di processo bilaterale) e un fattore di alto rischio per gravidanze ectopiche. Il fluido dalla tuba può defluire retrogradamente nella cavità uterina, lavando via meccanicamente l’embrione o esercitando un effetto diretta embriotossico sull’endometrio. Questo riduce l’efficacia dei programmi di fecondazione in vitro (IVF) di due volte e aumenta il rischio di aborti precoci. Pertanto, lo standard d’oro prima del protocollo IVF è la salpingectomia laparoscopica (rimozione della tuba alterata).
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