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La mononucleosi infettiva è una malattia virale acuta, causata principalmente dal virus di Epstein-Barr (EBV). È caratterizzata da febbre, faringite (tonsillite), aumento dei linfonodi, del fegato e della milza, e dall’apparizione nel sangue di cellule specifiche, i mononucleari atipici.
La malattia è tipica dell’età giovanile e si trasmette spesso con la saliva, guadagnando il nome di «la malattia del bacio». Le manifestazioni cliniche non sono tanto il risultato dell’azione diretta del virus, quanto delle robuste reazioni del sistema immunitario contro i linfociti B infettati.
L’agente causale è il virus di Epstein-Barr, appartenente alla famiglia dell’herpesvirus. Il virus penetra nell’organismo attraverso le membrane mucose dell’orofaringe e infetta i linfociti B, causandone la proliferazione (prasutto).
In risposta a ciò, il sistema immunitario produce un gran numero di linfociti T (cellule T citotossiche) destinati a distruggere i linfociti B infetti. Queste cellule T reattive costituiscono i «mononucleari atipici», che servono da marcatore ematologico della malattia.
Il quadro clinico è composto da una triade classica di sintomi:
Inoltre, è caratterizzato dall’aumento della milza (splenomegalia) e del fegato. La diagnosi si basa sul quadro clinico, sui dati di un emocromo (linfocitosi, mononucleari atipici > 10%) e sui risultati dei test sierologici per gli anticorpi EBV.
Il trattamento è generalmente sintomatico: riposo a letto, abbondanti liquidi, antipiretici. È importante evitare sforzi fisici per 3-4 settimane a causa del rischio di rottura della milza ingrandita.
La mononucleosi infettiva deve essere differenziata principalmente dall’angina streptococcica. A differenza dell’angina, la mononucleosi è caratterizzata da linfadenopatia generalizzata, ingrossamento del fegato e della milza, e modifiche specifiche negli esami del sangue.
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