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Durante l’episodio di apnea, lo scambio gassoso nei polmoni si interrompe, portando a una diminuzione del livello di ossigeno nel sangue (ipossiemia). A seconda del meccanismo di insorgenza, si distinguono l’apnea ostruttiva, legata a un blocco meccanico delle vie respiratorie, e l’apnea centrale, causata da un’interruzione del centro respiratorio nel cervello.
Esistono due principali tipi patofisiologici di apnea:
Clinicamente, l’apnea notturna si manifesta con forte russare, arresti respiratori osservati e sonnolenza diurna marcata. Il “gold standard” per la diagnosi è la polisonnografia, uno studio che registra vari parametri fisiologici durante il sonno. L’indicatore chiave è l’indice di apnea-ipopnea (AHI), che determina la gravità della malattia.
Ripetuti episodi di apnea portano a ipossiemia cronica e frammentazione del sonno. Questo rappresenta un grave fattore di rischio per lo sviluppo di ipertensione arteriosa, infarto miocardico, ictus e diabete mellito di tipo 2. Il metodo principale per il trattamento dell’apnea ostruttiva del sonno è la terapia CPAP (creazione di una pressione positiva continua nelle vie respiratorie).
L’obiettivo principale della diagnostica è la differenziazione tra tipi di apnea ostruttiva e centrale, poiché gli approcci al loro trattamento differiscono significativamente. Questa differenziazione viene effettuata in modo affidabile solo mediante polisonnografia, che rileva la presenza o l’assenza di sforzi respiratori del torace e della parete addominale durante gli arresti respiratori.
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