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Aterosclerosi

Conosciuto anche come: Malattia aterosclerotica

L’aterosclerosi (dal greco antico ἀθήρα, ateroma, e σκλήρωσις, rigidità) è una malattia cronica delle arterie di tipo elastico ed elastico-muscolare, caratterizzata dalla deposizione e dall’accumulo di lipidi (principalmente colesterolo) nella membrana interna di un vaso. Tale processo conduce alla formazione delle placche aterosclerotiche, le quali restringono il lume del vaso, addensano e deformano la sua parete, riducendo la sua elasticità.

L’aterosclerosi è un processo sistemico alla base della maggior parte delle malattie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di mortalità nel mondo. È proprio la lesione aterosclerotica nei vasi sanguigni che causa la cardiopatia ischemica, l’infarto miocardico, la maggior parte degli ictus ischemici e le patologie delle arterie periferiche.

Eziologia e fisiopatologia

Lo sviluppo dell’aterosclerosi è un processo complesso e prolungato che ha inizio con il danneggiamento dello strato interno dell’arteria, l’endotelio. In risposta a tale danno si attiva una cascata di reazioni patologiche.

  1. Lesione endoteliale: si verifica sotto l’influenza di fattori di rischio (ipertensione, tossine del fumo e livelli elevati di glucosio).
  2. Infiltrazione lipidica: le lipoproteine a bassa densità (LDL, o colesterolo “cattivo”) penetrano attraverso l’endotelio danneggiato nella parete vascolare.
  3. Risposta infiammatoria: le LDL ossidate vengono fagocitate dai macrofagi, che mutano a loro volta in cellule schiumose, costituendo la base per la formazione di una placca aterosclerotica.
  4. Formazione della placca: attorno al nucleo costituito da cellule schiumose e lipidi cresce il tessuto connettivo, formando un cappuccio fibroso. La placca continua a crescere, restringendo progressivamente il lume arterioso (stenosi).
  5. Complicanze: il rischio maggiore è la rottura del cappuccio fibroso della placca. A seguito della rottura, la placca entra in contatto con il sangue, provocando la formazione di un trombo che può occludere completamente il lume arterioso, causando un’interruzione acuta del flusso sanguigno.

Principali fattori di rischio:

  • non modificabili: età avanzata, sesso maschile e familiarità positiva;
  • modificabili: dislipidemia (aumento delle LDL), ipertensione arteriosa, fumo, diabete mellito, obesità e ipodinamia.

Rilevanza clinica

L’aterosclerosi può progredire per decenni in modo asintomatico. I sintomi compaiono quando la placca riduce il lume arterioso di oltre il 50-70% o in caso di rottura della placca con conseguente trombosi. La sintomatologia dipende completamente dal territorio vascolare interessato.

  • Arterie coronariche del cuore: si sviluppa la cardiopatia ischemica, che si manifesta con angina pectoris (dolore toracico da sforzo) o, in caso di trombosi acuta, con infarto miocardico.
  • Arterie cerebrali (carotidi, vertebrali): si sviluppa una malattia cerebrovascolare che si manifesta con attacchi ischemici transitori o ictus ischemico.
  • Arterie degli arti inferiori: la placca causa una patologia arteriosa periferica, il cui sintomo classico è la claudicatio intermittente (dolore ai muscoli gastrocnemi durante il cammino).
  • Arterie renali: la placca può essere responsabile di ipertensione arteriosa reno-vascolare.

Trattamento e prevenzione

La lotta contro l’aterosclerosi si basa sulla prevenzione e sull’intervento sui fattori di rischio modificabili: controllo della pressione arteriosa e dei livelli di glucosio nel sangue, cessazione del fumo, dieta a basso contenuto di grassi animali e attività fisica regolare. Il gold standard della terapia farmacologica è rappresentato dalle statine, farmaci che riducono i livelli di colesterolo nel sangue e stabilizzano le placche aterosclerotiche, riducendo il rischio di rottura. Per la prevenzione delle complicanze trombotiche, vengono ampiamente utilizzati gli antiaggreganti (aspirina). Nei casi di stenosi critiche, si ricorre alle procedure invasive: l’angioplastica con palloncino e il posizionamento di stent, o gli interventi chirurgici aperti (bypass aorto-coronarico o endoarterectomia carotidea).

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